Storie e leggende

SambucoIl termine Sambuco deriverebbe dal greco “Sambykè”, nome di una specie di strumento a corde di forma triangolare, costruito con i rami cavi dell’arbusto.             Era già conosciuto dai popoli preistorici, i quali probabilmente preparavano con i suoi frutti bevande e tinture, come testimoniano i grandi ammassi di semi ritrovati durante scavi archeologici in insediamenti Neolitici di Nord Italia e Svizzera.
La pianta di Sambuco si ritrova nelle tradizioni di varie popolazioni ed ha un duplice simbolismo: nella tradizione Cristiana veniva usato nei riti funerari, come viatico per il viaggio verso l’aldilà; nella tradizione pagana, invece la si riteneva protettrice della casa e del bestiame oltre che di buon augurio per la fertilità.
I popoli Germani lo chiamavano “l’albero di Holda”, dove Holda era una fata del folklore germanico medievale; in Inghilterra si credeva che il Sambuco non fosse un arbusto qualsiasi, ma una fattucchiera con le sembianze di una pianta. Nel calendario Celtico, addirittura il Sambuco rappresentava il tredicesimo mese lunare: il tredici, secondo la loro mitologia, significava passaggio, rigenerazione, rinnovamento. Inoltre si riteneva che questa pianta proteggesse anche dal morso dei serpenti.
Le qualità non erano attribuite solo ai frutti ma anche al legno del Sambuco: secondo Plinio la flessibilità dei suoi rami lo rendevano adatto alla fabbricazione di scudi, perché offriva una buona resistenza al passaggio delle lame di ferro, rinsaldandosi subito dopo essere stato squarciato; e in passato si credeva che il suono di un flauto, ricavato da un ramo di Sambuco (che è cavo all’interno), potesse vanificare sortilegi, come riportato ad esempio nel celeberrimo Flauto Magico di Mozart.
Ma le tradizioni non sono solo legate a credenze positive, in altre culture, al contrario, si credeva che annusare i suoi fiori avrebbe causato malesseri o, addirittura, morte. Nel recente passato, nelle nostre zone i frutti del Sambuco erano erroneamente considerati velenosi, forse perché confusi con quelli dell’Ebbio (Sambucus Ebulus) che hanno una certa tossicità. O, come narra la leggenda, perché le drupe tingevano molto e quindi le mamme dicevano ai figli di non toccarli onde evitare che si potessero sporcare con il loro inchiostro.